2026 FESTIVAL DI CANNES: CONCORSO
«Non sono un esperto di IA, ma penso che di fronte al progresso tecnologico dobbiamo continuare a chiederci cos’è che ci rende umani, e volevo che gli spettatori si ponessero questa domanda. La coppia nel film pensa che la tecnologia possa aiutarli a superare il loro lutto, e ognuno ha un’opinione diversa in merito, ma io credo che ciò che conta siano le tracce tangibili lasciate dalle persone che non ci sono più. Io scrivo ancora i miei copioni a mano, mando messaggi con un solo dito e quando possibile utilizzo la pellicola per i miei film. Quello che mi preoccupa è che la tecnologia porti a una uniformazione e standardizzazione. Io personalmente sento il bisogno di usare fisicamente il mio corpo durante la creazione. Ed è un processo composto da diversi stadi, di cui nessuno può essere ignorato. Infatti certe cose possono nascere solo dall’intuizione di un istante, che nasce dall’essere coinvolto in ogni stadio del processo.» (Hirokazu Kore-eda)
«Possibile che l’autore giapponese più amato per il suo stile semplice e poetico si sia dato alla fantascienza? La risposta in fondo è sì e no allo stesso tempo. Ha semplicemente applicato il suo amore per l’infanzia, la sua fiducia nelle capacità dei bambini di insegnare agli adulti, regalandogli il dono, a modo suo e nel suo universo, di risolvere l’enigma sui rischi dell’intelligenza artificiale. Una parabola piena di ottimismo su un futuro in cui la natura e i morti, grazie alle energie creative dei bambini, saranno in grado di portare avanti i valori umani in armonia con la tecnologia. (…) Quella di di Sheep in the box è una storia che sintetizza anche metaforicamente, come spesso in Kore-eda, la linea d’ombra, il momento di passaggio dall’infanzia all’adolescenza, lasciando in dono agli adulti la forza per lasciare andare. Cosa significa essere umani? Ce lo racconta a modo suo Kore-eda, per una volta non elaborando quanto accaduto in un passato che incide sul presente, ma immaginando un futuro. Gli ingredienti formali sono i consueti, come l’abilità di emozionare con la semplicità.» (Mauro Donzelli, ComingSoon.it)