Quanti Robin Hood abbiamo visto nella storia del cinema? A decine: eroico-avventuroso con Douglas Fairbanks o romantico-elogiaco con Sean Connery o spericolato-ironico con Kevin Costner… fino agli animaletti umanizzati del cartoon Disney. C’è spazio anche per una rilettura revisionista che smonta il mito: ROBIN HOOD -IL PREZZO DEL SANGUE (indicativo il titolo originale: The Death of Robin Hood). Hugh Jackman, Robin Hood, non è il cortese fuorilegge dei racconti, quello che rubava ai ricchi per dare ai poveri, ma un vecchio bandito e assassino, che si aggira perseguitato dal peso delle sue colpe in un medioevo ultra-barbarico – e che si getta in un’avventura finale come alla ricerca di un percorso di redenzione.
Robin hood – il prezzo del sangue
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Robin Hood ormai vecchio e ingrigito, sta vivendo i suoi ultimi giorni. Dopo una vita trascorsa tra crimini, guerre, spargimenti di sangue, Robin viene gravemente ferito in quella che sembra essere la sua ultima battaglia. Accolto e curato da Suor Brigid, una misteriosa priora che guida una remota comunità ai margini del mondo l’uomo si trova costretto ad affrontare i fantasmi del proprio passato e la distanza tra la leggenda costruita attorno al suo nome e la verità della sua esistenza. Tra rimorso, redenzione e ricerca della verità, il film sovverte il mito tradizionale per offrire un ritratto intenso e contemporaneo di un uomo che deve fare i conti con il mito che lui stesso ha contribuito a creare, condannato a fare i conti con il prezzo della violenza, il peso del rimorso e un’inattesa possibilità di redenzione.