PER IL SUO ESORDIO NELLA REGIA CINEMATOGRAFICA, IL REGISTA D’OPERA DAMIANO MICHIELETTO TROVA ISPIRAZIONE IN UN ROMANZO DI TIZIANO SCARPA PER COSTRUIRE UN RACCONTO DAL SAPORE MELODRAMMATICO CHE SI APRE COME RIFLESSIONE SUL DOLORE DELL’ABBANDONO E DIVIENE UN APPASSIONATO ED ELEGANTE VIAGGIO PERSONALE TRA ARTE E SCOPERTA DI SÉ.
«Ho letto il romanzo “Stabat Mater” perché conoscevo personalmente l’autore Tiziano Scarpa e sull’onda del suo successo, ma mi ispiravano anche le sue connessioni con Venezia e la musica. Mi hanno proposto di dirigere un film perché ravvisavano nella mia regia teatrale una qualità cinematografica: ho trovato in questa storia un materiale ideale. (…) Ho dovuto ascoltare molta musica, facendo una selezione accurata per i brani che nel film sarebbero poi stati eseguiti diegeticamente; al contempo ho lavorato con un compositore contemporaneo per le musiche di commento, tali che portassero un elemento di contrasto: non è un semplice biopic su Vivaldi, dunque l’eterogeneità delle musiche ne sottolinea la natura multipla.» (Damiano Michieletto)
Michieletto restituisce un Vivaldi umano, appassionato e fragile, capace di trasformare la sofferenza in musica. La Venezia del Settecento, con i suoi chiaroscuri, diventa specchio visivo delle emozioni dei protagonisti: luogo di splendore e di segregazione, di arte e di confini sociali. Per gli studenti, il film è un’occasione per conoscere un capitolo importante della storia della musica e della cultura italiana, ma anche per comprendere come la bellezza possa essere — allora come oggi — un modo per interrogare la vita e riscoprire la propria “primavera” interiore.