Palestina 36 – quando tutto ebbe inizio

registaAnnemarie Jacir
castL. Cunningham, R. Aramayo, Hiam Abbass, Kamel Al Basha, Jeremy Irons, Liam Cunningham
paeseFrancia
anno2025
classificazione
Non adatto ai minori di anni 6 Violenza

Introducono la proiezione (in collegamento da Milano) la regista Annemarie Jacir, Paola Caridi, alcuni componenti del collettivo di Masafer Yatta, di cui fa parte Basel Adra, regista Premio Oscar di No Other Land e Francesca Albanese in collegamento streaming.

Per capire e comprendere il presente, bisogna conoscere il passato.

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Ambientato in Palestina nel 1936, durante la rivolta araba contro la trentennale occupazione britannica, racconta del giovane Yusuf, in perpetuo movimento tra il villaggio del quale è originario e Gerusalemme, mentre cominciano ad arrivare gli ebrei in fuga dall’Europa e dalle leggi antisemitiche. I conflitti, i personaggi e le loro aspirazioni si intrecciano nella storia epica di un popolo, arricchita anche di notevoli e rari materiali d’archivio.

PALESTINE 36 NON È SOLO UNA RIEVOCAZIONE STORICA MA UNA LEZIONE SUL SENSO DI APPARTENENZA E L’OBBLIGO DELLA MEMORIA. PALESTINE 36 RACCONTA L’INIZIO DELLA PRIMA GRANDE RIVOLTA PALESTINESE DI MASSA CONTRO L’OCCUPAZIONE BRITANNICA E IL MOVIMENTO SIONISTA, AVVENUTA NEL 1936 E CHE HA PORTATO ALLA CONDIZIONE ATTUALE, AL PRESENTE.


Tutte le cose hanno un inizio, ma spesso la conoscenza della storia è nebulosa, confusa o superficiale.

Comprendere le radici di un conflitto non significa necessariamente dare un giudizio lapidario sull’oggi, ma ci da gli strumenti per arrivare a soluzioni diverse e che portino alla conclusione dell’uso della forza a favore di una risoluzione diplomatica.

Due stati due popoli.

«Non esiste nessun film sugli anni Trenta. Ma c’è una grande quantità di materiale storico girato in quel periodo. Bacio le mani agli accademici e agli storici che hanno scritto tanto: abbiamo documenti, lettere, memoir, storie di persone che sono sopravvissute a quel periodo; ci sono fotografie e filmati. Gli inglesi erano bravissimi a filmare qualsiasi cosa nelle loro colonie. (…) I protagonisti non sono persone che conosciamo, non sono i leader, i famosi di quegli anni. Sono persone normali colpite da quel particolare momento. E prendono delle decisioni. È un film sulla rivolta. Ma ci dovrebbero essere 50 film di questo tipo, sul ’48, sul ’67, su oggi.» (Annemarie Jacir)