LUNEDÌ 15 DICEMBRE ore 19:15 IL REGISTA VIRGILIO VILLORESI PRESENTA IL FILM AL PUBBLICO IN SALA
2025 Mostra del Cinema di Venezia: Fuori concorso
ORFEO, OPERA PRIMA DI VIRGILIO VILLORESI, È UN VIAGGIO ONIRICO CHE CELEBRA IL CINEMA ATTRAVERSO IL MITO, UN’OPERA VISIONARIA NATA DA UN SOGNO E REALIZZATA CON TECNICHE ARTIGIANALI E PASSIONE PER L’ARTE DELLE IMMAGINI IN MOVIMENTO
COMMENTO DEL REGISTA: Orfeo nasce da Poema a fumetti di Dino Buzzati, opera che ho sentito da subito vicina per immaginario e potenza evocativa. È diventata per me l’occasione di fondere linguaggi coltivati nel tempo – tra animazione artigianale, cinema sperimentale e tecniche ottiche – in un racconto simbolico e sensoriale. Ho voluto realizzarlo pensando al cinema come a un luogo dei sogni, in cui lo spettatore inizi un viaggio onirico. Rispetto a una narrazione tradizionale, ho scelto un ritmo che seguisse la logica instabile del sogno. Ho girato in pellicola 16mm, in studio, con scenografie costruite a mano e tecniche legate a illusioni ottiche. Ad esempio, nel finale, per far apparire Eura come un fantasma, ho usato un vetro a 45° davanti alla macchina da presa, riflettendo l’attrice in scena. Un effetto tangibile concepito e ripreso dal vero. Per le animazioni ho usato stop motion, animando tutte le creature con una Bolex 16mm. In una sequenza di danza ho impiegato il found footage: vecchi filmati di repertorio in Super8 di mia madre che balla, ricostruendo maniacalmente in studio la scena originale. Attraverso un gioco di montaggio, ho fuso le coreografie d’epoca con quelle interpretate da una compagnia di danza e dall’attrice, creando una scena fluida, come se si svolgesse in uno stesso spazio. È un omaggio intimo a mia madre, che è stata una ballerina.
«Attraverso la commistione di diversi formati e linguaggi, come la già citata animazione in stop-motion o l’utilizzo di materiali found footage adoperati in certi momenti della pellicola, Virgilio Villoresi riesce dunque a conferire – con Orfeo – la forma adeguata alla rappresentazione delle principali fantasie, ossessioni e perversioni dell’animo umano, sorvolando la prevedibilità del mito da cui il soggetto è tratto con un allestimento del profilmico che rappresenta quasi un unicum nella produzione di genere italiana.» (Daniele Schina, Sentieri selvaggi)