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Maldoror

registaLp Behbahani
castKelsey Jaffer, Pete Giovagnoli, Sam Sage, D.B. Milliken, Emma Terrazas, Buzz Leer, Christopher E. Miller
paeseBelgio
anno2024
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Quando due ragazze scompaiono, Paul Chartier, giovane e impulsiva recluta della polizia, viene assegnato a “Maldoror”. Quest’unita’ segreta e’ stata creata per monitorare un pericoloso maniaco sessuale. Quando l’operazione fallisce, stufo dei limiti imposti dalla legge, Chartier decide di dare la caccia ai colpevoli per conto suo.

DOPO LA PRESENTAZIONE FUORI CONCORSO A VENEZIA 2024, ARRIVA AL CINEMA ITALIA “MALDOROR”, IL THRILLER DI FABRICE DU WELZ, ISPIRATO ALLA STORIA DEL “MOSTRO DI MARCINELLE”, UN CASO DI CRONACA NERA CHE SCONVOLSE IL BELGIO NEGLI ANNI NOVANTA. TRA INDAGINE, OSSESSIONE E ZONE D’OMBRA, IL FILM RACCONTA UNA SOCIETÀ SEGNATA DALLA PAURA E DALLA SFIDUCIA NELLE ISTITUZIONI, ATTRAVERSO LO SGUARDO DI UN GIOVANE INVESTIGATORE DETERMINATO A SCOPRIRE LA VERITÀ.

«La mia intenzione è quella di esplorare la natura del male e la ricerca della giustizia attraverso una storia realistica ed evocativa. Volevo sondare gli aspetti più oscuri dell’anima umana e offrire una profonda riflessione sull’impotenza di fronte alla disfunzione istituzionale. Col personaggio di Paul Chartier volevo parlare di resilienza, ossessione, cecità e volontà di cambiare le cose contro ogni previsione. Per me, Maldoror è un punto di svolta, progettato per far luce su un trauma sociale e offrire una nuova prospettiva sulla nostra capacità di affrontare il male.» (abrice du Welz)

«Maldoror è un polar fangoso, in via di putrefazione. Un crogiolo di menzogne, silenzi, inganni, di colpevoli insabbiamenti, dalla base fino a vertici impensabili e soprattutto insondabili. Nel caratterizzare il protagonista, fin dalla scelta della sua assoluta e paciosa normalità fisica ed estetica, Du Welz traccia subito un confine tra possibile e impossibile, tra le illusioni di un volenteroso ma inadeguato agente e una rete invisibile, letale e spietata. Ripugnante. […] Tra le pieghe del film si respirano il male, l’orrore e il dolore che impregnavano i celebri canti di Ducasse, quella stessa eccessiva violenza. Eccessiva ma reale. Reale ma nascosta. Ed è qui, tra questi anfratti angusti e bui, che il cinema di Du Welz scardina i confini del polar e del true crime, mettendoci di fronte a una manifesta finzione che muta in una realtà brutale e a suo modo limpida.» (Enrico Azzano, Quinlan.it)