PRESENTATO IN CONCORSO ALLA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA 2025
DOPO ESSERSI GIÀ CIMENTATO IN PASSATO CON ADATTAMENTI CINEMATOGRAFICI, IN PARTICOLARE PETER VON KANT BASATO SULL’OPERA TEATRALE DI FASSBINDER LE LACRIME AMARE DI PETRA VON KANT, FRANÇOIS OZON METTE IN SCENA UNA DELLE OPERE FRANCESI PIÙ LETTE DI SEMPRE, L’ÉTRANGER DI ALBERT CAMUS, REALIZZANDO UNA TRASPOSIZIONE COMPLESSA CHE È SIA METAFORA DEL PRESENTE CHE RILETTURA AMARA DEL PASSATO COLONIALE FRANCESE.
«Avevo scritto una sceneggiatura originale in forma di trittico. In una delle storie, della durata di una trentina di minuti, avevo schizzato il ritratto di un giovane dei nostri giorni, disilluso, isolato dal mondo, che non trova alcun senso nella propria vita. Avrebbe dovuto interpretarlo Benjamin Voisin. Ma il progetto non si è potuto realizzare e alcuni amici mi hanno consigliato di sviluppare questa storia per farne un lungometraggio. Per nutrirla ho riletto Lo straniero, che non rileggevo dall’epoca dell’adolescenza. Ed è stato un vero choc: il romanzo aveva conservato tutta la sua forza e parlava delle cose che volevo raccontare e per di più in modo intelligente e incisivo! A quel punto ho contattato l’editore Gallimard, pensando che i diritti per il cinema fossero già presi, ma con mia grande sorpresa erano liberi. Quindi mi sono tuffato nell’adattamento, sicuro che Benjamin sarebbe stato perfetto per incarnare Meursault». (François Ozon)
«’étranger è una scommessa persa in partenza, se ci si limita a paragonare il film al romanzo, ma l’operazione di Ozon è riuscita perché ha mantenuto le sensazioni e le atmosfere di fondo che percorrono il racconto esistenzialista di Camus costruendo un impianto estetico e formale di grande eleganza, a cominciare dal bianco e nero abbagliante di Manuel Dacosse. […] Ozon si è confrontato con uno dei testi più complessi del Novecento, un romanzo difficile da tradurre in immagini e da cui neanche Luchino Visconti, con la sua versione realizzata nel 1967, è uscito indenne. L’étranger non è un film perfetto, ma nel suo essere radicale e fin troppo fedele al romanzo riesce a immaginare una nuova prospettiva, uno sguardo contemporaneo e commosso verso gli oppressi e i condannati a morte della storia.» (Federico Rizzo, sentieri selvaggi)