IL POTERE LIBERATORIO DELLA LETTERATURA NELL’IRAN RIVOLUZIONARIO
“LEGGERE LOLITA A TEHERAN” È UN SORPRENDENTE, DOVEROSO E MEMORABILE ESEMPIO DI CINEMA POLITICO E FEMMINISTA, TALE ANCOR PRIMA D’ESSERE CINEMA DI DENUNCIA SOCIALE. TALVOLTA LO DIMENTICHIAMO, MA IL RUOLO DEI FILM È ANCHE QUESTO, RICORDARCI ORA E PER SEMPRE CHE L’AMORE E LA LETTERATURA, COSÌ COME I DIRITTI UMANI, SONO COSA POLITICA, SONO PAROLE DA GRIDARE FORTE, MANIFESTI DA INNALZARE E PROTAGONISTI, SE NON ADDIRITTURA ANIME, DELLE NOSTRE VITE E DELLA NOSTRA FAME DI CRESCITA, CAMBIAMENTO E LIBERTÀ.
Quando uscì nel 2003, il romanzo bestseller “Leggere Lolita a Teheran” della scrittrice iraniana Azar Nafisi divenne il tragico specchio di un Paese che, dopo anni di liberalizzazione dei costumi, tornò all’epoca del Medioevo per quanto riguarda la condizione delle donne. Già solo nel titolo, “Leggere Lolita a Teheran” rappresentava un evidente grido di dissenso. Ma se nel 2003 valeva solo per l’Iran, ora purtroppo ci riguarda tutti. E per questo diventa un film diretto da Eran Riklis che racconta la storia di Azar Nafisi e delle sue studentesse, pluripremiato alla Festa del Cinema di Roma e con un cast al femminile tutto iraniano guidato da Golshifteh Farahani.