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Il suono di una caduta (sound of falling)

registaMascha Schilinski
castLuise Heyer, Lena Urzendowsky, Claudia Geisler Bading, Lea Drinda, Hanna Heckt, Laeni Geiseler, Florian Geißelmann, Andreas Anke, Susanne Wuest, Gode Benedix, Bärbel Schwarz, Lucas Prisor, Konstantin Lindhorst, Luzia Oppermann, Martin Rother, Filip Schnack, Ninel Skrzypczyk, Greta Krämer, Zoë Baier, Anastasia Cherepakha, Liane Düsterhöft, Helena Lüer
paeseGermania
anno2025
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La storia di quattro generazioni di donne di una fattoria nell’Altmark: Alma è una bambina silenziosa che cresce negli anni della grande guerra, testimone inconsapevole di un segreto legato all’amputazione di una gamba di un parente; durante il secondo dopoguerra, la sua discendente Erika è attratta da quella stessa persona; sua nipote Angelika negli anni ’80 scopre la propria sessualità adolescenziale, ma è insidiata dallo zio orco: ai giorni nostri, la fattoria, diventata una casa vacanze, è testimone dell’amicizia della malinconica Lenka con una ragazza che ha perso la madre.

2025 Festival di Cannes: Premio della Giuria

DALLA REGIA UNICA E VISIONARIA, IL SUONO DI UNA CADUTA È UN AFFASCINANTE RACCONTO AL FEMMINILE, TRA SILENZI ED ECHI DEL PASSATO: UNA PELLICOLA IPNOTICA E SUGGESTIVA VINCITRICE A CANNES DEL PREMIO DELLA GIURIA

Nel film, i dialoghi sono quasi del tutto assenti. Durante le prove, mi sono resa conto che, dopo ore di lavoro, ero quasi sempre io a leggere le indicazioni. Il silenzio è diventato un elemento dominante, necessario per costruire l’atmosfera che desideravo. Per me il silenzio è memoria – una memoria che non passa soltanto dalle parole, ma da un clima emotivo, da una sensazione che ogni personaggio porta con sé. È per questo che, in quest’opera, il silenzio ha un ruolo centrale. In particolare, mi piace pensare ai bambini come piccoli detective: attraversano le varie scene a caccia di ciò che non viene detto. C’è quasi una dimensione “allucinatoria”, una ricerca costante di significati nascosti.» (Mascha Schilinski)

«Quando si parla di “ottima regia” non si dovrebbe solo e banalmente pensare alla capacità, che Schilinski dimostra pienamente, di girare bei longtake, di saper sfumare espressivamente il colore, deformare un’inquadratura, giocare con gli stilemi dell’horror (si pensi all’inquietante fotografia di “Alma” già morta, vista dalla bimba stessa, con una madre dal volto sfuocato e incubale), dell’usare la pellicola come il digitale, ma occorrerebbe soprattutto riflettere sul coraggio di mostrare. Mostrare la violenza del vivere, cosa che Il suono di una caduta fa senza tirarsi indietro un istante: vivere è ferale perché siamo tutti cose posate in un angolo e dimenticate e chi ha l’ardire di dedicare un film a questo sentimento estremo andrebbe sempre incoraggiato, specie in una società come la nostra che vive di rimozione e di lustrini idioti. È un film di corpi, di ferite, di amputazioni, di cadaveri preparati per le bare o per le foto di famiglia (difficile da sostenere l’inquadratura di un occhio “cucito” prima della sepoltura): la cineasta tedesca dimostra un tocco raro, prezioso, in grado di far scorrere l’inconoscibile sulla sottile linea del visibile.» (Elisa Battistini, Quinlan.it)