DOPO IL PASSAGGIO NEI PRINCIPALI FESTIVAL INTERNAZIONALI, TRA CUI TORONTO, ROMA E SAN SEBASTIÁN, ARRIVA IL NUOVO SORPRENDENTE FILM DI GYÖRGY PÁLFI (TAXIDERMIA, HUKKLE), REGISTA UNGHERESE PLURIPREMIATO E TRA LE VOCI PIÙ ORIGINALI DEL CINEMA EUROPEO: UN’OPERA UNICA NEL PANORAMA CINEMATOGRAFICO CONTEMPORANEO, CAPACE DI FONDERE AVVENTURA, COMMEDIA E RIFLESSIONE SOCIALE IN UN RACCONTO ORIGINALE, ATTUALE E PROFONDAMENTE UMANO VISTO ATTRAVERSO GLI OCCHI DI… UNA GALLINA! COSA SUCCEDE QUANDO A DIVENTARE PROTAGONISTA È UN ANIMALE, E GLI ESSERI UMANI RESTANO SULLO SFONDO?
«Nel film Hen ho giocato con l’idea di ciò che accade quando la storia umana non è al centro. Cosa succede se noi esseri umani siamo “la trama secondaria” del racconto? Finora, tutti i miei film hanno avuto come protagonisti anche degli animali. Fin dall’inizio ho visto il mondo come un luogo in cui tutto ciò che esiste – uomo, animale, pianta, pietra – ha la stessa importanza, perché le loro esistenze interagiscono nel momento sospeso tra passato e futuro. E poi, naturalmente, noi umani costruiamo storie – le nostre storie – a partire da questo. Una delle sfide più grandi nella realizzazione di questo film è stata la decisione di lavorare con animali reali, senza usare CGI o AI per crearli. Questo è un film di galline completamente organico. Sebbene nel film compaia una singola gallina protagonista, abbiamo lavorato con otto galline diverse, indistinguibili all’occhio umano. La loro preparazione per il ruolo è iniziata mesi prima delle riprese. Significa che, innanzitutto, dovevano abituarsi alla presenza umana, alla nostra vicinanza. D’altra parte, con l’aiuto degli addestratori, abbiamo dovuto scoprire le loro capacità innate, ossia in cosa eccelleva ciascuna gallina. Alcune erano brave a beccare, altre a correre, altre a muoversi lentamente, saltare o restare sedute a lungo. Successivamente, è stato necessario sviluppare il linguaggio del film e preparare le scene in modo che gli animali potessero muoversi nel modo più naturale possibile nelle condizioni di ripresa, che spesso erano straordinarie anche per gli esseri umani. Fortunatamente, le galline sono animali intelligenti e facilmente motivabili. Tuttavia, dimenticano facilmente e si stancano in fretta. Una gallina può concentrarsi davanti alla camera per circa 20-30 minuti. Dopodiché si annoia e perde motivazione. Il piano di lavorazione è stato quindi strutturato di conseguenza. E abbiamo dovuto trovare il cast umano adatto. Avevamo bisogno di attori professionisti con ampia esperienza sul set, che comprendessero e condividessero gli obiettivi del film e fossero in grado di sottomettersi alle regole imposte dalla protagonista non umana. Inoltre, ciò che è stato particolarmente gratificante nel lavorare con gli animali è che, essendo le galline molto sensibili a qualsiasi tipo di tensione, hanno garantito un ambiente di ripresa calmo e allegro per tutta la troupe.» (György Pálfi)
«Venuta al mondo, la nostra eroina pennuta capisce che il destino che le riserva l’allevamento intensivo dove è finita non è certo roseo e fugge per cercare una vita migliore. Ma anche lontano dall’allevamento le cose non sono così facili: ci sono le volpi che vorrebbero mangiarsela, i mezzi di trasporto che rischiano di schiacciarla. Fino ad arrivare, anche grazie a un cagnone che la prende in simpatia, in una trattoria dove non tutto quello che succede è legale. Interpretata da otto galline diverse, il film rifiuta qualsiasi tipo di antropomorfismo per farci vedere il mondo dalla parte di un pennuto. Il regista, non nuovo a scommesse azzardate (per una storia d’amore in Final Cut: Ladies and Gentleman aveva usato 451 spezzoni di pellicole d’antan), sfrutta abilmente le forme dei generi – dal road movie al thriller, al melodramma, al catastrofico (incendio con rischio ustione mortale) – per farci capire che il mondo degli uomini non è molto meglio di quello degli animali. Anzi.» (Paolo Mereghetti, iodonna.it)