Calle malaga (calle mÁlaga)

registaMaryam Touzani
castCarmen Maura, Marta Etura, Ahmed Boulane, Miguel Garcés, María Alfonsa Rosso, La Imèn, Tarik Rmili, Mohamed Naimane, Fouad Mnebhi, Sanae Regragui, Mohammed El Aouni, Abdelilah Iramdane, Ghali Errazqi, Tarik Gharbaoui
paeseSpagna
anno2025

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La settantanovenne spagnola María Ángeles vive da sola a Tangeri, in Marocco, e si gode la sua routine quotidiana. Ma la sua vita viene sconvolta quando sua figlia arriva da Madrid per vendere l’appartamento in cui ha sempre vissuto. Determinata a rimanere, fa tutto il possibile per riavere la sua casa e i suoi beni e, inaspettatamente, riscopre l’amore e la sensualità.

DOPO IL CAFTANO BLU, MARYAM TOUZANI TORNA ALLA REGIA DI UN NUOVO LUNGOMETRAGGIO CON CALLE MALAGA, PRESENTATO A VENEZIA NELLA SEZIONE ORIZZONTI E VINCITORE DELL’AUDIENCE AWARD: UNA PELLICOLA AUTOBIOGRAFICA CHE SI FA OMAGGIO E ATTO DI AMORE SIA ALLA MEMORIA DELLA MADRE DELLA REGISTA, CHE ALLA CITTÀ DI TANGERI, MA CHE È ANCHE UNA PROFONDA RIFLESSIONE SULL’IDENTITÀ E IL CONTATTO FRA CULTURE.

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«Io penso che la vita possa renderci egoisti a volte, tanto che finiamo a concentrarci solo sui nostri problemi, e in Calle Málaga la distanza fisica tra Maria Angeles e Clara finisce per creare anche una distanza emotiva; come se a un certo punto si perdesse di vista la realtà per pensare solo al proprio quotidiano. E poi mi sembra che molti adulti pensino che i loro genitori anziani abbiano già vissuto la loro vita e che adesso sia arrivato il proprio turno, come se fossero in debito o sacrificabili. In Calle Málaga c’è questa nozione di madre sacrificabile, che non deve più pensare a lei per dare ai figli. E Maria Angeles all’inizio vuole aiutare Clara perché le vuole bene, ma poi si rende conto che non riesce a stare lontana da casa in un centro anziani, perché ha ancora molte energie, ha ancora il desiderio di vivere.» (Maryam Touzani)

«Calle Málaga diventa presto “atto d’amore” verso una città – come ci ha raccontato la stessa cineasta – che per i genitori è il posto del cuore e per i figli quello del profitto. Sta in questo scarto il senso del dramma di Tazouni, dove il senso di appartenenza si scontra con il possesso, tra gli amori immateriali di una (auto)biografia familiare e il presente sempre più razionalizzato fatto di conteggi, spese, numeri. Clara vuole (e deve) vendere; María Ángeles chiede soltanto di abitare la casa di una vita, con il giradischi che riempie di dolci note il salotto, fra le mura testimoni di una memoria in bilico tra privato e politico. Un po’ come l’ultima traccia del cinema umanissimo di Zemeckis che è Here, non fosse che lo sguardo di Touzani è ancora più partecipe, accorato forse fino al disequilibrio delle immagini, troppo cariche di emotività per essere guardate con la giusta distanza.» (Lorenzo Nuzzo, Sentieri selvaggi)