TORNA AL CINEMA ITALIA INSIEME A LA MESSA È FINITA IL NANNI MORETTI CHE FORSE PIÙ HA LASCIATO UNA TRACCIA NELL’IMMAGINARIO COLLETTIVO: L’ARTE E LO STILE DI MORETTI, QUI PIÙ CHE MAI, ESCONO DALLA PARODIA E DALLA CAUSTICITÀ CUI L’AUTORE CI HA ABITUATI PER ENTRARE IN UNA ORIGINALE E TERRIBILE METAFORA SULLA RAGGELANTE SOLITUDINE DELL’UOMO.
«I miei film partono sempre da me, dai miei tic, dalle mie ossessioni, da quello che mi irrita. Il fatto che io abbia interpretato il ruolo di protagonista non significa che io creda necessariamente di essere il migliore, ma solamente colui che è più capace a offrire la giusta interpretazione di ciò che ho scritto. Il punto di partenza di Michele sono sempre io ma prende sempre strade diverse. In Bianca, per esempio, per una buona parte il personaggio coincide con me, poi prende una sua direzione, segue una sua personale follia.» (Nanni Moretti)
«Con il ritorno dell’alter-ego Michele Apicella che per il regista potrebbe essere quasi una sorta di sdoppiamento così come lo era Antoine Doinel per il cinema di François Truffaut. L’unica differenza è che è lo stesso Moretti che lo interpreta, lo plasma, lo trasforma, lo fa diventare motore attivo e passivo della storia. E potrebbe essere anche una specie di macchina da presa nel corpo di un uomo. (…) In uno dei finali più potenti del cinema italiano degli anni ’80, Bianca rimette in gioco tutte le ossessioni del cinema di Moretti: le scarpe, i dolci in un film che appare insieme di fantascienza in un luogo incontaminato che cerca la bellezza e la purezza (…) Al tempo stesso c’è un voyerismo cinematografico con una soggettiva scelta dei piani hitchcockiana. (…) Ma Bianca è, ancora, un travolgente film sulla solitudine. Sul tentativo e sull’incapacità di stare con gli altri. Sullo sdoppiamento istinto/ragione. Che assume contorni comici.» (Simone Emiliani, sentieriselvaggi.com)