28-29-30 Settembre al cinema
VINCITORE DEL PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ALL’83ª MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA
DOPO IL SUCCESSO INTERNAZIONALE DI NO OTHER LAND (VINCITORE DELL’OSCAR PER IL MIGLIOR DOCUMENTARIO NEL 2025), YUVAL ABRAHAM E RACHEL SZOR, I DUE REGISTI ISRAELIANI DEL COLLETTIVO, TORNANO CON UN’INCHIESTA COSTRUITA SULLE TESTIMONIANZE ANONIME DI 24 EX MEMBRI DELL’INTELLIGENCE E DELL’APPARATO MILITARE ISRAELIANO, CHE RACCONTANO DALL’INTERNO I SISTEMI UTILIZZATI NELLA GUERRA A GAZA.
«Abbiamo realizzato questo film spinti dal dovere di usare la nostra posizione di israeliani per analizzare i sistemi dietro all’uccisione di massa di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile. Durante le riprese negli ultimi tre anni, ci siamo trovati a porci le stesse domande della generazione dei nostri nonni e di tutto il Novecento: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro? Come funziona dall’interno un sistema del genere? Molte delle rivelazioni contenute nel film sono state pubblicate quasi subito dopo che ne siamo venuti a conoscenza, nei mesi successivi agli attacchi del 7 ottobre, da The Guardian (tra i produttori di NAZA), in collaborazione con i partner d’inchiesta +972 Magazine e Local Call. Il film ci permette di esplorare qualcosa di più profondo rispetto al solo giornalismo d’inchiesta: non solo le parole pronunciate, ma anche quelle non dette, il silenzio. Spetta a tutti noi rompere quel silenzio.» (Yuval Abraham, Rachel Szor)
«I registi israeliani di No Other Land tornano con un lavoro che documenta i metodi con cui il loro paese, dopo il 7 ottobre 2023, ha sistematicamente perpetrato l’eliminazione dei palestinesi. Sui tetti di Tel Aviv, protetti dalla notte, membri dell’esercito e dell’intelligence sotto copertura raccontano vari metodi di sterminio. Sono programmatori di app che individuano presunti membri di Hamas, intercettatori di telefonate e messaggi, impiegati che schiacciano il bottone, cecchini, membri di squadre speciali. Tutti colpevoli, nessuno che si senta responsabile. Naza è il nome dato alle vittime civili, calcolate a stime, mai considerate persone. Il montaggio costruisce il crescendo di testimonianze (fino all’ultima che ammette il divertimento di uccidere a distanza) e dai tetti mostra la vita degli abitanti di Tel Aviv, tutti potenziali Naza (impossibile non pensare a Nazi, o a Gaza) di una controstoria suggerita dalle immagini.» (Roberto Manassero, film tv)