GIÀ AUTRICE DEI LIRICI INCONTRI ONIRICI DI “CORPO E ANIMA”, ILDIKO ENYEDI SVILUPPA ULTERIORMENTE LA SUA RICERCA PER UN CINEMA DI EMOTIVITÀ SENSORIALE IN UN’OPERA DENSA, POETICA E LONTANA DALLE FACILI CATALOGAZIONI.
2025 MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA: CONCORSO
VINCITORE PREMIO FIPRESCI – PREMIO MASTROIANNI, LUNA WEDLER
«È un film realizzato da esseri umani (da un team incredibilmente aperto e dedicato) per i nostri simili: gli spettatori. Riconosciamo e accettiamo umilmente i nostri specifici limiti percettivi. Questo film parla, con l’aiuto di onde luminose e sonore accessibili agli occhi e all’orecchio umani, delle percezioni del mondo al di fuori di questi limiti. Riconosciamo di non essere il riferimento assoluto: il nostro è uno dei tanti mondi, ugualmente validi. Cosa vuol dire essere un albero? Non lo sappiamo. Quindi, non lo mostreremo. Mostriamo invece la curiosità umana, i toccanti e imperfetti tentativi di stabilire un legame, di riconoscere l’“altro” e accettare che per gli alberi, il misterioso “altro” siamo noi. Mostriamo scorci di oltre un secolo dell’orto botanico di un’università. Un luogo che è sempre stato (“universitas”) il fulcro della libera e illimitata curiosità umana, della scienza. In tempi in cui viene così pericolosamente messa in discussione e attaccata, vorremmo anche richiamare l’attenzione non solo sull’importanza, ma anche sulla bellezza e sulla forza ingenua e temeraria della ricerca scientifica. Può aiutarci a scendere dalla spaventosa e vertiginosa posizione in cima alla piramide verso un luogo più giusto e più accogliente: essere parte di questo mondo.» (Ildiko Enyedi)
«Ildikó Enyedi a forza di cercare, spesso con risultati alterni, il progetto di un cinema poetico extrasensoriale stavolta è riuscita ad arrivare all’essenza della sua forma. Silent Friend è il suo capolavoro. (…) Enyedi raccoglie inevitabilmente l’eredità di tanto cinema d’autore del ‘900 – il tempo e la natura scolpiti da Tarkovskij, ancora il tempo e le sue alienazioni sentimentali in Wong Kar-wai (con Tony Leung, illuminante presenza-segno) – portandolo a una formulazione sorprendente, inedita e personale, aperta alle possibilità di un nuovo futuro visivo e umanista, con le piante che a fine film vengono citate e ringraziate come fossero personaggi, agenti attivi di un magnifico film sensitivo che riesce miracolosamente a filmare l’energia degli esseri viventi. L’epilogo finale del ginkgo biloba ingiallito dall’autunno, imperioso davanti all’immagine e al “suo” tempo, sulle note di Blixa Bargeld che recita, di nuovo, Goethe, è il monolito che Ildikó Enyedi erge al mistero della vita e del cinema.» (Carlo Valeri, Sentieri Selvaggi)