Il racconto coinvolgente e movimentato dell’estate che ha trasformato un giovane riIL RACCONTO COINVOLGENTE E MOVIMENTATO DELL’ESTATE CHE HA TRASFORMATO UN GIOVANE RIBELLE IN ANTHONY BOURDAIN – CHEF LEGGENDARIO, ICONA DELLA CULTURA DI MASSA E AUTORE, TRA LE ALTRE COSE, DEL BEST-SELLER CULT KITCHEN CONFIDENTIAL -, UN COMING OF AGE EMOZIONANTE SUL FUTURO CHE CI ASPETTIAMO E SU QUELLO CHE INVECE, ANCHE SE NON LO SAPPIAMO, STA GIÀ ASPETTANDO NOI.
Tony (Dominic Sessa) ha diciannove anni, è brillante, irrequieto e affamato di vita. Quando l’ennesimo colpo di testa lo porta nella cittadina costiera di Provincetown, si ritrova quasi per sbaglio immerso nel mondo caotico e adrenalinico della cucina di un ristorante locale, capitanata da uno chef inflessibile e severo ma capace di profonda umanità (il candidato all’Oscar® Antonio Banderas). Nel corso di un’estate, quel ragazzo in cerca di un posto nel mondo muoverà i primi passi del viaggio che lo renderà una leggenda.
TONY – DIARIO DI UN GIOVANE CUOCO è il racconto coinvolgente e movimentato dell’estate che ha trasformato un giovane ribelle in Anthony Bourdain – chef leggendario, icona della cultura di massa e autore, tra le altre cose, del best-seller cult Kitchen Confidential -, un coming of age emozionante sul futuro che ci aspettiamo e su quello che invece, anche se non lo sappiamo, sta già aspettando noi.
«Uno dei veri segreti miei e di Dom (Sessa), qualcosa che non sapevamo nemmeno essere uno strumento a nostra disposizione, era che nessuno dei due aveva letteralmente alcun bagaglio emotivo legato a questo personaggio. Voglio dire: zero. Non voglio che questo termine suoni cinico o negativo, ma entrambi avevamo una totale e categorica mancanza di interesse nei confronti di Anthony Bourdain. Non era un modello per nessuno dei due. E proprio perché non lo consideravamo un modello, questo ci permetteva di guardare al personaggio come a qualcuno che poteva essere influenzato da altri uomini. Perché era una cosa che interessava moltissimo sia a Dom che a me. Lui veniva dall’hockey e io da una sorta di cultura da camping estivo dell’Ontario, dove gran parte di ciò che, secondo lui e secondo me, aveva contribuito a renderci le persone che eravamo aveva a che fare con i modelli di riferimento, in particolare con ragazzi un po’ più grandi con cui passavamo del tempo. Ed è proprio su questo che abbiamo incentrato il film. Ci siamo detti: «Okay, quindi quali erano i modelli di riferimento di quest’uomo? Come possiamo analizzare insieme questo aspetto in modi che ci sembrino autentici?». Abbiamo costruito l’intero film attorno a questa idea centrale: tutti hanno una propria concezione di Anthony Bourdain. Ma perché io e te non proviamo a capire insieme perché è fatto così? Perché entrambi credevamo davvero che dovessimo moltissimo della nostra personalità e di ciò che siamo ai nostri modelli di riferimento e alle persone che ammiriamo, nel bene e nel male.» (Matt Johnson)
«È il ritratto affettuoso di una personalità complessa e originale, ma anche di un ragazzo minato da una profonda insicurezza, confuso e scombinato, in cerca della propria identità e in balia dei propri desideri scomposti. Johnson sceglie di uscire dai canoni standard del biopic agiografico e racconta il suo protagonista attraverso una costruzione altrettanto (deliberatamente) sconclusionata e caotica, come se il film stesso fosse in preda allo sturm und drang e alla confusone esistenziale di Tony. (…) Johnson fa di Bourdain una sorta di Martin Eden, e del suo film un’ode stravagante a tutte le persone fuori dal comune, nonché al bisogno di ognuno di noi di essere visto e riconosciuto nella propria irrinunciabile individualità.» (Paola Casella, Mymovies.it)