Ispirato a fatti realmente accaduti e girato con stile asciutto e preciso, L’Hangar Rosso è un thriller politico teso e avvincente, un dramma umano di straordinaria intensità che esplora il conflitto morale di uomini intrappolati negli ingranaggi del potere nel momento in cui la Storia li costringe a scegliere da che parte stare.
«L’Hangar Rosso è un film sulla disobbedienza. Parla di un uomo addestrato a obbedire, che si trova di fronte all’esatta soglia in cui gli ordini si trasformano in crimini. Volevo filmare la reclusione, non solo quella fisica, ma quella etica. La macchina da presa attraversa corridoi in cui i non detti risuonano più forte delle urla. Non ci sono eroi. Solo uomini intrappolati tra la logica militare e il peso della propria coscienza. Ispirato a fatti realmente accaduti, L’Hangar Rosso offre uno sguardo dall’interno: un thriller sobrio, in bianco e nero, dove la tensione non risiede nel colpo di stato in sé, ma nei secondi che precedono la decisione di farne o meno parte.» (Juan Pablo Sallato)
«L’adattamento per il grande schermo è basato su una storia vera, raccontata da Fernando Villagrán nel libro di investigazione storica Disparen a la Bandada, dove racconta esperienze che lo hanno toccato personalmente durante il colpo di stato, e le rappresaglie di cui fu bersaglio il personale dell’Aeronautica che vi si oppose.
Il dilemma diventa una fotografia del coraggio di rischiare la propria vita per un’ideale o una fede, con il rischio di tradire in un attimo le promesse fatte da una vita, l’istantanea di qualcuno che a casa prega aspettando il tuo ritorno e piange per la disperazione di vederti allontanare, descrive l’adesione ed il distacco, la vicinanza del cuore e la distanza della mente. L’indagine si svolge nell’anima, con la testa piegata dagli ordini difficili digerire, il clima impazzito di furore, caos e confusione che fanno precipitare le certezze della base fino alle fondamenta dei pozzi, ormai avvelenati dall’odio della vendetta. L’estensione cromatica ridotta è perfetta a raccogliere l’eco sempre più vicino della morte e il suo richiamo, il pallore della paura negli occhi, alla vista di un sudario macchiato di sangue innocente, che trema nel tormento terreno di una coscienza che ha bisogno di purificazione.» (Antonio D’Onofrio, sentieri selvaggi)