UN GIALLO PSICOLOGICO CHE COMBINA IN MODO INTELLIGENTE INTRATTENIMENTO E OSSESSIONI PERSONALI
Vita privata è un ottimo film, da vedere per almeno tre motivi.
Il primo è una Jodie Foster che regge magistralmente ogni singola inquadratura, anche quelle più ravvicinate, spaziando dalla durezza ottusa e insensibile, al rasentare la follia, infine al ravvedimento finale e allo scioglimento delle tensioni interiori. Da notare che appare dall’inizio alla fine. Forma poi una grandissima coppia con Daniel Auteuil, altrettanto bravo ma con un ruolo temporalmente minore.
La seconda è una satira bonaria ma del tutto reale della psicanalisi classica, così com’è rappresentata inutile e capace soprattutto di creare dipendenza senza aiutare in alcun modo. O aiutando solo le finanze degli psicanalisti che, secondo una battuta del film, devono rifiutare l’ipnosi perché molto più rapida, quindi infinitamente meno remunerativa. A cui la Foster, nel film ebrea come la regista, Rebecca Zlotowski, replica con un’accusa di antisemitismo.
La terza è che per molti versi siamo dalle parti del miglior Woody Allen, con un riferimento quasi esplicito a Misterioso omicidio a Manhattan. Con una regia attenta ai dettagli, una sceneggiatura a orologeria e con tanti colpi di scena non gratuiti.
Il film è caldamente sconsigliato a chi non ha il senso dell’umorismo (cinematti)