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Vita privata (vie privÉe)

registaRebecca Zlotowski
castJodie Foster, Daniel Auteuil, Virginie Efira, Mathieu Amalric, Vincent Lacoste, Luàna Bajrami, Sophie Guillemin, Aurore Clément
paeseFrancia
anno2025

Orari

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Tra thriller psicologico ed eccentrica commedia famigliare (il terreno privilegiato fino a oggi dalla regista Rebecca Zlotowski, autrice di Un’estate con Sofia e I figli degli altri), la storia di Lilian, psicanalista razionale e sicura di sé (una Jodie Foster superlativa anche in versione francofona), che comincia a “deragliare” quando una sua paziente muore suicida. Sospettando che si tratti di un omicidio, Lilian comincia a indagare e, ovviamente, a dubitare di se stessa e delle proprie capacità, fino a sottoporsi a una seduta di ipnosi. E qui i mondi si confondono. Dubbi, certezze, insicurezze, il passato, altre vite, sospetti s’inseguono sulla faccia altera e impagabile di Jodie Foster, circondata da Daniel Auteuil (il suo ex marito) e da Virginie Efira e Mathieu Amalric (la vittima e l’ambiguo compagno di lei).

UN GIALLO PSICOLOGICO CHE COMBINA IN MODO INTELLIGENTE INTRATTENIMENTO E OSSESSIONI PERSONALI

Vita privata è un ottimo film, da vedere per almeno tre motivi.
Il primo è una Jodie Foster che regge magistralmente ogni singola inquadratura, anche quelle più ravvicinate, spaziando dalla durezza ottusa e insensibile, al rasentare la follia, infine al ravvedimento finale e allo scioglimento delle tensioni interiori. Da notare che appare dall’inizio alla fine. Forma poi una grandissima coppia con Daniel Auteuil, altrettanto bravo ma con un ruolo temporalmente minore.
La seconda è una satira bonaria ma del tutto reale della psicanalisi classica, così com’è rappresentata inutile e capace soprattutto di creare dipendenza senza aiutare in alcun modo. O aiutando solo le finanze degli psicanalisti che, secondo una battuta del film, devono rifiutare l’ipnosi perché molto più rapida, quindi infinitamente meno remunerativa. A cui la Foster, nel film ebrea come la regista, Rebecca Zlotowski, replica con un’accusa di antisemitismo.
La terza è che per molti versi siamo dalle parti del miglior Woody Allen, con un riferimento quasi esplicito a Misterioso omicidio a Manhattan. Con una regia attenta ai dettagli, una sceneggiatura a orologeria e con tanti colpi di scena non gratuiti.
Il film è caldamente sconsigliato a chi non ha il senso dell’umorismo (cinematti)