image/svg+xml
castHarry Dean Stanton, David Lynch, Ron Livingston, Ed Begley Jr., Tom Skerritt, Barry Shabaka Henley, James Darren, Beth Grant, Yvonne Huff, Hugo Armstrong

Lucky, novantenne ateo, ha sempre vissuto seguendo le sue regole e infischiandosene del giudizio di coloro che vivono nella sua città ai margini del deserto. Sull’orlo del precipizio della vita, è spinto verso un percorso di auto-esplorazione che conduce verso ciò che spesso è ritenuto irraggiungibile: l’illuminazione.

Approfondimento
LUCKY: ESPLORANDOSI A 90 ANNI
Diretto da John Carroll Lynch e sceneggiato da Logan Sparks e Drago Sumonja, Lucky racconta la storia di Lucky, un novantenne ateo che ha sempre vissuto seguendo le proprie regole e infischiandosene del giudizio di coloro che vivono nella sua città ai margini del deserto. Dopo una caduta, comincia a temere la morte e la solitudine ed è spinto verso un percorso di auto-esplorazione alla ricerca di ciò che spesso è irraggiungibile: l’illuminazione.

Con la direzione della fotografia di Tim Suhrstedt, le scenografie di Almitra Corey, i costumi di Lisa Norcia e le musiche originali di Elvis Kuehn, Lucky viene così raccontato dal regista: “La storia è stata scritta pensando a Harry Dean Stanton: è una lettera d’amore all’attore e all’uomo. È in sostanza una biografia, la storia di Lucky è ispirato alla vita di Harry. Anche Logan Sparks è un vecchio amico di Harry e da lì è nata l’intuizione. Un esempio è la prima scena di Lucky nel film: entra al Joe’s Diner e dice a Joe: “Non sei niente”. Joe risponde: “Non sei niente”. E Lucky dice: “Grazie”. Questo scambio di battute succedeva tutte le volte che Harry entrava da Ago a Los Angeles tra lui e il cameriere. Abbiamo tutti sentito un’immensa responsabilità nel creare questo personaggio: la storia di un uomo che improvvisamente capisce che potrebbe avere soltanto settimane o mesi di vita davanti a se e non più anni.

Ma chi è Lucky? Lucky è fondamentalmente una persona sola anche se molti abitanti della sua cittadina gli vogliono bene. In un certo senso, sembra che la città capisca Lucky meglio di quanto Lucky capisca se stesso. Pensa di essere un’isola e fino a quando gli eventi nella storia non si scopriranno, lui non si considera parte della comunità. Ma in realtà ne fa parte da sempre. È l’illusione di autosufficienza di cui tutti soffriamo in un certo modo. Cammina per la città ogni giorno e tutti provano dei sentimenti nei suoi confronti, anche se lui non considera più di tanto chi gli sta attorno.

Volevo dirigere da molto tempo. Una cosa è capire la storia, ma poi devi trovare un modo per decodificarla. Si pensi a un ponte: per costruirlo devi creare uno scheletro. Questo è ciò che registi e produttori fanno in termini cinematografici. Devi organizzare i macchinari, trovare gli operatori, i designer della produzione, i costumisti ecc. per raccontare la storia. Molte di queste scelte sono state una novità per me. Organizzando il tutto ho dovuto imparare come orchestrare la troupe per creare la struttura che ha poi realizzato materialmente il film. Tutto questo è stato eccitante, difficile, doloroso e travolgente.

In Lucky, oltre a passare dalla recitazione alla regia, mi sono ritrovato a dirigere anche un famoso regista che recita come attore: David Lynch. David è stato gentile, reattivo, solidale, preparato e impegnato. Era chiaro che era venuto per recitare e essere semplicemente un attore. Immagino sia stato il tipo di attore con cui ha sempre desiderato lavorare. Ho imparato molto sull’essere un attore nei giorni in cui ha lavorato con noi sul set. C’è stato un momento in cui Harry aveva dei dubbi su un passaggio del copione e, anche se avevo cercato di dargli una spiegazione, non era convinto. Come spesso accade sul set lui si è rivolto ad un collega per cercare ulteriori chiarimenti. In quel caso è stato David Lynch. Harry si è rivolto a David dicendo: “Capisci questo passaggio?”, e David rispose: “Sì, Harry”. Harry disse: “Che cavolo vuol dire?”. David mi guardò e io dissi: “Vai pure”, ma lui si rivolse ad Harry dicendo con calma: “Non sono io il regista, Harry”. Ho apprezzato tantissimo il suo rispetto e la sua volontà di lasciarmi dirigere. È stato molto bello. Vorrei precisare che in fase di montaggio ci siamo resi conto che Harry aveva ragione e abbiamo tagliato quelle battute. Harry conosceva il fatto suo”