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Infinito. l’universo di luigi ghirri

registaMatteo Parisini
castStefano Accorsi, Massimo Zamboni, Ilaria Ghirri, Luigi Ghirri
paeseItalia
anno2022

Orari

Luigi Ghirri, fotografo italiano di fama internazionale, ha scritto con regolarità durante tutta la sua vita. La sua fotografia si riflette nella sua scrittura, che è insieme affermazione poetica, argomentazione esistenziale, diario che interroga il presente. Partendo dai suoi scritti, il documentario ripercorrerà le tappe cruciali della vita del fotografo. Sarà un viaggio nei luoghi della provincia, uno studio di terre, acqua, colline, orizzonti infiniti. Sarà una ricerca sul suo lavoro fotografico, concepito non in termini di singola immagine, ma come un alfabeto in cui ogni immagine esiste solo grazie alle altre. I compagni di questo viaggio saranno gli artisti Franco Guerzoni e Franco Vaccari, lo storico dell’arte Arturo Carlo Quintavalle, il fotografo e amico fraterno Claude Nori, lo stampatore Arrigo Ghi, il fedele assistente Daniele De Lonti, Thomas Demand, fotografo berlinese, e infine la famiglia, che rappresentava per Ghirri il sentimento di appartenenza a una comunità ordinaria ma unita.
Stefano Accorsi darà voce ai testi di Ghirri.

3 MAGGIO 2023 OSPITE IN SALA IL REGISTA DEL FILM MATTEO PARISINI ED IN VIDEO COLLEGAMENTO ILARIA GHIRRI

INGRESSO UNICO 8 EURO NONO SONO VALIDI GLI ABBONAMENTI

NOTE DI REGIA.
La mia curiosità per il lavoro di Luigi Ghirri nasce durante l’adolescenza e si trasforma gradualmente in passione e ricerca. Nel lavoro di Ghirri ritrovo le atmosfere della provincia emiliana nella quale sono cresciuto, ma anche quella componente universale che tocca nell’intimo ognuno di noi. Nel corso degli anni ho svolto un paziente lavoro di ricerca – storica, fotografica e biografica – su Luigi Ghirri, l’uomo e l’artista. Da qui è nata l’idea del film, con la quale ho contattato le figlie del fotografo che oggi gestiscono l’Archivio Luigi Ghirri, ed altri artisti ed esperti che lo hanno conosciuto: da tutti sono riuscito ad ottenere la fiducia e l’impegno a sostenere il film o a prendervi parte con la loro testimonianza. Infinito.L’universo di Luigi Ghirri si propone di far luce su Ghirri, l’uomo e l’artista.

Nel tracciare il ritratto di Luigi Ghirri mi sono servito di materiali diversi che, intrecciandosi gli uni con gli altri, come pennellate successive fanno emergere il mondo dell’artista. Questi strumenti sono:

• gli scritti di Luigi Ghirri. Quasi sempre in prima persona, gli scritti di Ghirri sono
utilizzati in modalità voice over, associati alle fotografie dell’artista o a immagini
del paesaggio emiliano.
• le interviste-testimonianza di artisti, esperti, che di Ghirri sono stati compagni di
viaggio o che hanno contribuito a farlo conoscere al pubblico internazionale, ma
che sono soprattutto amici e amiche che hanno percorso con lui un pezzo di vita.
Come amava dire Ghirri: “Io prima sono una persona e poi un fotografo”;
• le fotografie dell’artista (tra le quali molti inediti);
• i filmati di Ghirri (archivi inediti che mostrano le sperimentazioni dell’artista
con il video);
• filmati di repertorio che ci permettono di vedere l’artista al lavoro;
• il paesaggio emiliano.

La dimensione visiva del film cerca di amalgamare diversi punti di vista: il repertorio privato e pubblico, i luoghi oggi attraversati dalla nostra camera, le fotografie e le interviste. La continuità visiva è portata avanti dall’elaborazione degli scritti, che permette di viaggiare sul doppio binario del conscio-inconscio visivo e sonoro. Anche la dimensione sonora del film è stata oggetto di particolare cura: con l’autore della musica abbiamo lavorato al sound design, per articolare alcuni passaggi narrativi attraverso la composizione di suoni e immagini (a mano a mano che le fotografie appaiono sullo schermo si viene a creare gradualmente un tessuto di suoni, quasi ad “animare” i paesaggi).

Ha un titolo davvero molto appropriato lo studio monografico, scritto e diretto da Matteo Parisini (Bologna, 1980) a partire dalla collaborazione dell’Archivio Ghirri e di alcune figure vicine al fotografo Luigi Ghirri: una sintesi elegante e documentata della sua opera, che vuole avvicinare e introdurre chi guarda ai principi estetici della sua attività artistica. Invece di affidarne l’interpretazione a una pletora di critici e conoscitori, il film si concentra su pochi, mirati interventi: tra gli amici, i pittori Franco Guerzoni e Davide Benati, il fotografo Franco Leone e gli storici della fotografia e dell’arte Paolo Barbaro e Arturo Carlo Quintavalle; tra i familiari, la sorella Roberta, la cognata Elena Borgonzoni, la figlia Ilaria.
Nato a Scandiano (Reggio Emilia) nel 1943, Luigi Ghirri è diventato fotografo di fama internazionale dopo aver abbandonato, a metà anni settanta, il suo lavoro poco amato di progettista. Una formazione che ha lasciato in lui – nipote di pittore e da adolescente già alle prese con la fotografia amatoriale, curioso compulsatore dell’album di famiglia in pari modo dell’atlante geografico – decisive impronte sulla concezione di paesaggio e ambiente. Moltissimi dei suoi scatti saranno ambientati nella sua regione di provenienza, attorno al Po, che ha molto osservato, con sguardo pieno di attenzione e spirito d’avventura.
Scomparso nel 1992 a Roncocesi, frazione di Reggio Emilia, ha costruito un’iconografia che non esisteva e le ha conferito uno status di terra mitica, riconoscibile eppure dalle linee di fuga e dagli orizzonti illimitati.
Quella provincia emiliana che è “un luogo per antonomasia, dove si incontrano odio e amore, il tutto e il nulla, la noia e l’eccitazione”, come scrive lo stesso Ghirri, che ha accompagnato la creazione di immagini a una riflessione costante sul vedere.
Meccanismo che il film di Parisini puntualmente recupera e replica, attraverso la voce fuori campo di Stefano Accorsi. La provincia fatta di ruderi abbandonati, argini del fiume, campi arati, pioppeti, incroci deserti e bar ai margini della via Emilia; ma anche il teatro di inaspettate, sorprendenti creazioni, come la villa Pirondini di Rio Saliceto, laboratorio creativo e immagine di copertina di “Epica Etica Etnica Pathos” dei CCCP, come ricorda un partecipe Massimo Zamboni.
In puro spirito pragmatico emiliano, Infinito è un saggio, poco accademico e molto solido, di teoria del vedere, che invita senza enfasi celebrativa alla scoperta di Ghirri. Con l’eleganza e la misura che emana dalle sue immagini geometriche, ellittiche, dolci ed essenziali, la cui canonica successione, fotografata da Luca Nervegna (The Challenge, Suburra, Il legionario) è rivestita ed esaltata dalla colonna sonora, per xilofono e fiati, e soprattutto dal sound design evanescente di Simonluca Laitempergher (Il varco): voci umane, rumori di fondo, echi animali “animano” le foto, in una sinfonia incantevole.
Rendendo omaggio a un esploratore di paesaggi naturali e umani, Infinito invita a praticare e amplificare l’attenzione, a non (auto)limitare lo sguardo, non porsi confini. Suggestione reiterata dall’immagine che si intesta il film, in cui la parola infinito taglia in orizzontale il prato di un parco, tra figure umane. Architetture e simmetrie di cui Ghirri ha fatto poesia, pescando da ogni esperienza, e in cui l’occhio ritrova l’armonia del mondo.