image/svg+xml

Il mio amico robot (robot dreams)

registaPablo Berger
castIvan Labanda, Tito Trifol, Rafa Calvo, José García Tos, José Luis Mediavilla, Graciela Molina, Esther Solans
paeseSpagna
anno2024

Orari

lunedì 15 aprile
martedì 16 aprile

New York, anni 80, settembre. Dog, cane antropomorfo, vive un’esistenza solitaria, fatta di televisione e cibi preconfezionati. Durante una serata malinconica, consulta dei modelli di robot da acquistare e ne ordina uno per corrispondenza. Quando Robot gli viene recapitato a domicilio, nasce un’intensa amicizia tra questi e Dog: i due girano Manhattan in lungo e in largo, condividendo esperienze inebrianti. Dopo una giornata trascorsa in spiaggia Robot si blocca e non riesce più a rialzarsi: Dog cerca una soluzione, ma al suo ritorno trova lo stabilimento chiuso fino alla stagione successiva. Costretti a rimanere separati l’uno dall’altro per molti mesi, Dog e Robot finiranno per trovare soluzioni alternative alla rispettiva solitudine.

2024, PREMI OSCAR: CANDIDATO COME MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
2023, ANNECY INTERNATIONAL ANIMATED FF: MIGLIOR FILM
EFA: MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
PREMI GOYA: MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE

PABLO BERGER (BLANCANIEVES) SI ISPIRA ALL’OMONIMA GRAPHIC NOVEL DI SARA VARON E RIESCE DI NUOVO NELLA MAGIA DI DAR VITA A UN FILM SENZA DIALOGHI MA PIENO DI PASSIONE, GIOIA E MALINCONIA, SCAVO PSICOLOGICO E LEVITÀ, TRA AMICIZIA E AMORE, SOLITUDINE E ALLEGRA VITA DI COPPIA. ANIMALI E ROBOT ANIMANO UNA MITICA NEW YORK ANNI 80 CON TUTTA LA SUA FLUIDA INCLUSIVITÀ.

«Oltre dieci anni fa mi sono imbattuto nella graphic novel Robot Dreams di Sara Varon. Sono rimasto incantato fin dalle prime pagine – non l’ho letta, l’ho divorata. Come tutte le storie belle, mi ha portato in un luogo sconosciuto ma familiare, in cui mi sono sentito a casa. La sua struttura temporale mi ha affascinato, mi ha fatto ridere e piangere e, soprattutto, mi ha fatto riflettere sull’amicizia. Leggendola mi sono tornati in mente i miei cari amici, quelli che sono sempre al mio fianco, ma soprattutto quelli che si sono trasferiti lontano o che ho perso lungo la strada. Robot Dreams mi ha permesso di riconciliarmi con i sentimenti contrastanti che ruotano attorno alla perdita di una persona amata. Accettare e riprendersi dalla perdita è, indubbiamente, ciò che mi ha spinto, intellettualmente ed emotivamente, a creare una versione animata di Robot Dreams.» (Pablo Berger)

«Non è facile raccontare Robot Dreams perché, al di là della trama, semplice e lineare, quello che conta sono le emozioni che suscita. (…) Una riflessione solo in apparenza ingenua sull’epidemia di solitudine che affligge tante persone nelle metropoli, sull’amore e sulla condivisione (Provate a immaginare come vi sentireste a farvi una remata in solitudine nel laghetto di Central Park). E che parte da un rovesciamento di prospettiva vista che è proprio un cane, di norma identificato come il più fedele amico dell’uomo, che qui cerca e trova nel robot un compagno capace di dare amore incondizionato. Il film non ha dialoghi, una scelta che non sorprende, visto che il regista Pablo Berger aveva già girato un film muto: Blancanieves del 2012. A far risuonare le emozioni nello spettatore è la colonna sonora.» (Enrica Brocardo, wired.it)