IL MAESTRO E MARGHERITA DI MICHAEL LOCKSHIN È UN AMBIZIOSO ADATTAMENTO CINEMATOGRAFICO DEL CELEBRE ROMANZO DI MICHAIL BULGAKOV, UNA DELLE OPERE PIÙ COMPLESSE E AFFASCINANTI DELLA LETTERATURA DEL NOVECENTO. CON UNA MESSA IN SCENA SONTUOSA E VISIONARIA, IL FILM INTRECCIA STORIA, SATIRA E MISTICISMO, PORTANDO SUL GRANDE SCHERMO L’INQUIETUDINE DI UN’EPOCA E LA FORZA SOVVERSIVA DELL’IMMAGINAZIONE.
«Il Maestro e Margherita è un romanzo circondato da misticismo e superstizione. È stato a lungo considerato “maledetto” per una eventuale trasposizione cinematografica. Inizialmente, ero scettico riguardo a questa cosiddetta maledizione, ma dopo la bizzarra sequenza di eventi che ha circondato la produzione e l’uscita del film, in seguito anche all’invasione su larga scala della Russia in Ucraina nel 2022, la mia prospettiva è cambiata. I temi del romanzo — censura, potere, lotta tra paura e libertà — improvvisamente sembravano profetici. Le scene del film, che pensavamo rappresentassero gli anni ’30, erano diventate realtà viventi, e viceversa. La vita reale si era in qualche modo fusa con il film, e vedere questo evolversi nel 2024 è stato un’esperienza surreale. […] A livello personale, il mio stesso background — crescere tra diversi paesi, sperimentare sistemi politici e culturali differenti — ha ovviamente influenzato il mio approccio all’adattamento. Sono cresciuto con il cinema, la letteratura e l’arte sia hollywoodiani che sovietici. Sono completamente bilingue e posso accedere alla psiche russa come un madrelingua, ma allo stesso tempo posso osservarla da una prospettiva esterna. Ho incontrato per la prima volta Il Maestro e Margherita all’età di 15 anni, mentre studiavo a Mosca. Bulgakov è rapidamente diventato uno dei miei scrittori preferiti. Nel corso degli anni, ho riletto Il Maestro e Margherita più volte, scoprendo sempre qualcosa di nuovo. Il romanzo è magico in questo senso — cambia e rivela diverse sfaccettature a seconda di quando e come lo leggi.» (Michael Lockshin)
«Allucinato, misterico, allegorico, è segnato da una potenza visiva imponente come nella sequenza del musical, il primo incontro tra il Maestro e Margherita e il volo finale della donna, come un angelo che si dissolve e vola sopra la città. Al secondo lungometraggio, Mikhail Lockshin mantiene la stessa impostazione letteraria e fiabesca di Pattini d’argento, ma stavolta punta più in alto. La visione del cinema, grandiosa, somiglia a quella di Brady Corbet di The Brutalist. Potrà apparire esagerato, ma non si pone limiti. Ed è questo che lo rende imponente, sovraccarico, ma con una bellezza senza tempo.» (Simone Emiliani, mymovies.it)