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castDaphne Scoccia, Josciua Algeri, Valerio Mastandrea, Gessica Giulianelli, Klea Marku, Laura Vasiliu, Aniello Arena, Francesca Riso

SELEZIONATO ALLA 48. QUINZAINE DES RÉALISATEURS (CANNES 2016)

Carcere minorile. Daphne, detenuta per rapina, si innamora di Josh, anche lui giovane rapinatore. In carcere i maschi e le femmine non si possono incontrare e l’amore è vietato: la relazione di Daphne e Josh vive solo di sguardi da una cella all’altra, brevi conversazioni attraverso le sbarre e lettere clandestine. Il carcere non è più solo privazione della libertà ma diventa anche mancanza d’amore.

“‘Fiore’ conferma il talento di Claudio Giovannesi nel ritrarre quei giovani che la società costringe ai margini e di cui teme le energie e la rabbia. (…) l’esordiente Daphne Scoccia, emozionante (…). E mentre il film scava dentro questa condizione di «repressione amorosa» che Giovannesi cerca soprattutto sul volto della sua protagonista, pronto a decifrarne emozioni e paure, il film si trasforma in una storia d’amore tenera e impossibile che solo la follia dei suoi protagonisti renderà (forse) possibile.” (Paolo Mereghetti, ‘Corriere della Sera’, 18 maggio 2016)

“Interpreti straordinari ma non professionisti (tre le poche eccezioni Valerio Mastandrea, il padre di Dafne). Lunga inchiesta pre sceneggiatura, scritta a molte mani perché il verismo non esclude invenzioni e trovate. Massimo rigore per tutto ciò che riguarda la vita dietro le sbarre – lavori, stratagemmi, scambi di favori, sorveglianza, rapporti con l’esterno, affettività esasperata – dunque massima intensità ai sentimenti. Compreso quel misto di feroce rivalità e solidarietà totale che è tipico del carcere. (…) Giovannesi non cerca la metafora, non ne ha bisogno. Preferisce portarci per 112 minuti nella testa e nel cuore di Dafne (la sbalorditiva Dafne Scoccia), ovvero farci condividere il suo istintivo senso di assoluto, con inquadrature affilate come rasoi. Così ogni cosa prende un valore nuovo, inaudito. (…) Un grande risultato ottenuto con mezzi semplici.” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 18 maggio 2016)

“Portano a Cannes le loro storie vere, gli errori, le punizioni, le rinascite. E poi la freschezza delle emozioni, la timidezza degli esordi, la sincerità di chi non è ancora abituato a recitare, anche fuori dal set. Si chiamano Daphne Scoccia e Josciua Algeri, sono i protagonisti di ‘Fiore’ (…), storia di un amore nato fra le sbarre, vissuto nonostante i divieti, inseguito nella vita libera (…) ragazzi feriti, inquieti, con un’energia che fa fatica a restare compressa negli spazi di un centro di detenzione.” (Fulvia Caprara, ‘La Stampa’, 18 maggio 2016)

“(…) Claudio Giovannesi, riporta a Cannes un’idea di cinema che qui conoscono, amano e rispettano: la grande lezione del neorealismo, degli interpreti presi dalla vita, del cinema ‘rubato’ alla realtà. Daphne Scoccia e Josciua Algeri (…) sono i protagonisti (…) esordienti assoluti. Le loro storie sono (in parte) simili a quelle raccontate nel film (…). Girato in un carcere vero (L’Aquila, ristrutturato dopo il terremoto ma tuttora vuoto), con detenuti e poliziotti in parte veri e alcuni professionisti a tener su la baracca (…). Il film è molto bello: Giovannesi ha 38 anni ma è già un maestro del cinema in cui si mescolano finzione e realtà (…). ‘Fiore’ è una storia d’amore, un film toccante (…) è bello raccontare gli occhi spalancati e la timidezza faticosamente sconfitta di Daphne e di Josciua. (…) Meritano tutti i nostri auguri, questi due ragazzi. E sono partiti bene: hanno recitato in un ottimo film e hanno avuto accanto un anti-maestro come Valerio Mastandrea (…).” (Alberto Crespi, ‘L’Unità’, 18 maggio 2016)