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Emily

registaFrances O'connor
castEmma Mackey, Fionn Whitehead, Oliver Jackson Cohen, Alexandra Dowling, Gemma Jones, Adrian Dunbar, Amelia Gething, Veronica Roberts, Gerald Lepkowski, Paul Warriner, Sacha Parkinson, Philip Desmeules, Robert Pickavance, Richard Anthony Lloyd
paeseRegno Unito
anno2023

Orari

Cosa si nasconde dietro la creazione di un capolavoro? Emily racconta l’appassionante vita di una delle scrittrici più amate di tutti i tempi, Emily Brontë. Profondamente influenzata dalla morte della madre, dai confini imposti dal padre e dalla vita familiare, dal rapporto con le sorelle Charlotte e Anne e dall’amato fratello Branwell, Emily è incessantemente alla ricerca della libertà artistica e personale. Una ricerca irrefrenabile, fervida e impetuosa che esplode nella creazione di uno dei più grandi romanzi di tutti i tempi: a meno di trent’anni scrive Cime tempestose.

IL FILM BENEFICIA DELLA TARIFFA SPECIALE CINEMA REVOLUTION,
GRAZIE AL CONTRIBUTO STRAORDINARIO DEL MINISTERO DELLA CULTURA – INGRESSO € 3,50

Un biopic che respira la grande letteratura dell’800 con sguardo moderno e un’impronta personale.

Morta giovanissima a soli trent’anni di tubercolosi, Emily Brontë ha saputo comunque conquistarsi un posto eterno nella letteratura inglese grazie al celeberrimo “Cime Tempestose”, romanzo a scatole cinesi coraggioso nei temi e nella struttura che racconta la travagliata storia d’amore tra Heathcliff e Catherine. L’esordiente Frances O’Connor ha perciò scelto di omaggiare la figura della più giovane delle sorelle Brontë con questo “Emily”, in cui la protagonista è interpretata dalla Emma Mackey di Sex Education, ma già vista al cinema in film come “Assassinio sul Nilo”. Emily mantiene una certa tradizionalità nel racconto ma non nello sguardo, arrivando persino a intersecarsi con il cinema horror in un paio di sequenze di straordinaria resa.

Cercando di inseguire il sogno di una libertà artistica, personale e sentimentale la Emily raccontata da Frances O’Connor si rifugia in un mondo bucolico e ameno, un posto sperduto tra le campagne del Nord dell’Inghilterra dove il padre e i suoi fratelli mandano avanti la grande e antica magione di famiglia. La Londra delle frivolezze, delle tentazioni e della modernità è lontana mentre Emily sogna un amore che ha quasi il sapore e i contorni del classicismo, dell’antico ed è attraverso questo sguardo perso nelle lande dello Yorkshire che Emily trova il proprio di sguardo, sia come personaggio che come film. La O’Connor costruisce attorno al volto sognante di Emma Mackey un personaggio femminile di grande complessità ed intelligenza, ma è anche attenta nel non trasformarlo in una sorta di eroina femminista ante litteram; la Emily Brontë di Emily non cerca infatti un principe azzurro né l’assoluta solitudine o indipendenza, ma resta nel giusto rapporto di equilibrio nel volere un uomo che si connetta a lei per una comune sensibilità. Così facendo Emily dipinge una storia d’amore vera e non edulcorata, perchè a tratti persino respingente o informe, ma anche una storia di irrequietezza e ribellione dai contorni più oscuri di quanto ci si potesse forse aspettare.

In fondo quella raccontata da Emily è una storia in cui i fantasmi del passato, quelli del presente e quelli del futuro si oltrepassano l’un l’altro, quelli che durante una seduta spiritica iniziata per gioco si trasformano in spettri veri, reali e tangibili, che fanno paura e che fanno male. È senza alcun dubbio quella la scena più bella del film, sia perché scarta dalla costruzione classica del biopic storico per attraversare i territori dell’horror gotico e sia perché fa cadere le maschere che tutti i personaggi indossano, anche se solo per pochi secondi. È lì che vediamo la gelosia mai troppo nascosta di Charlotte, l’egoismo e la paura del bel curato William, l’ingenuità di Anne e i demoni interiori di Branwell, ma soprattutto è lì che scorgiamo il tormento di Emily. Un tormento che nasce da un amore mai davvero ricambiato dell’austero padre nei suoi confronti e dalla consapevolezza di dover trovare un senso alla malinconia che avvolge la sua vita; Emily ci guida quindi attraverso i sentieri della mente e dell’anima di Emily Brontë, anche inciampando di tanto in tanto in qualche ingenuità di scrittura, ma regalandoci un biopic in grado di raccontare la complessità di una vita breve passata ad inseguire un amore irraggiungibile, un tratto distintivo non solo di Emily ma di tutta la famiglia Brontë.

Tutto sommato il più grande pregio di Emily sta nel saper ricercare la verità del proprio sguardo, anche attraverso la ruvidezza della fotografia, l’acredine dei suoi paesaggi e delle sue scenografie e l’utilizzo di uno stile registico mai troppo compassato, con una macchina a spalla spesso presente, dinamico e fluido. La pellicola però non sarebbe potuta nascere senza il physique du role di Emma Mackey, senza i suoi occhi sgranati sul mondo e la sua intensità mai troppo sfacciata o esibita. Nelle sue due ore di durata Emily la costringe ad un tour de force attoriale che va dall’incanto alla disillusione, dalla speranza alla paura passando per la tenace accettazione di un destino crudele che le ha impedito di godere del successo del suo unico romanzo quando era ancora in vita. E se Emily non riesce a star ferma allora non può fare altro che correre, scappare dai pericoli e dai rimpianti, da una famiglia in cui non riuscirà mai a trovare quello che cerca e saltare letteralmente nell’oscurità. Che è poi la metafora perfetta di chi crea storie e mondi, di chi li racconta e di chi ha il coraggio di starli a sentire; e se in fondo Emily volesse solo essere un racconto?