EFFETTO DOMINO

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In una cittadina termale che resiste al turismo di massa, un impresario edile e il suo sodale geometra, avviano un progetto ambizioso: convertire venti alberghi abbandonati in residenze di lusso per pensionati facoltosi. È il sogno mercantile e globalizzato che cambia faccia alla città, un bel lifting che le dia l’aria bella e calda della Florida: non cliniche dove andare a morire ma paradisi in cui andare a godersi l’ultimo pezzo di vita, spendendosi tutto. È il business della vecchiaia che qualcuno, più potente e visionario di questi piccoli imprenditori, fa suo dall’altra parte del mondo, giocando ad allungare la vita umana all’infinito. L’improvviso venir meno del sostegno finanziario di banche e investitori scatena un effetto domino nel destino di chi sperava solo di arricchirsi, ignaro di quel piano più alto e lontano di chi ha visto il profitto venire da corpi che non muoiono mai.

COMMENTO DEL REGISTA
Dalla postazione defilata di una laboriosa provincia, i principali protagonisti del film colgono un trend globale. Ho collocato così il racconto su un piano planetario: vicende locali e specifiche riverberano fino al lontano Oriente e l’importante operazione edilizia che va fallendo diventa il terreno di lotta inconsapevole dell’uomo contro l’uomo. Il film è frutto dell’effetto domino stesso, che traina e incatena tutto e tutti gli uni agli altri. Senza saperlo, i personaggi si addentano come cani ciechi, ognuno è sbranato mentre sta per sbranare; non può che sbranare, ma sarà sbranato a sua volta.