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Close

registaLukas Dhont
castEden Dambrine, Gustav De Waele, émilie Dequenne, Léa Drucker, Kevin Janssens, Igor Van Dessel, Marc Weiss, Léon Bataille, Elodie Barthels
paeseBelgio
anno2022

Orari

I tredicenni Léo e Rémi sono amici per la pelle abituati a manifestare candidamente il proprio affetto l’uno per l’altro senza preoccuparsene troppo, finché un giorno a scuola i compagni di classe non fanno una domanda indiscreta. L’idillio è rotto e Léo inizia ad evitare Rémi, ferendo i sentimenti (forse più profondi) dell’amico per adattarsi alle convenzioni sociali. Una tragedia improvvisa lo metterà di fronte alla sua scelta.

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DAL REGISTA DI GIRL, UN RACCONTO DI FORMAZIONE ESSENZIALE NELLA FORMA MA INTENSO NELLE EMOZIONI, CAPACE DI COGLIERE CON CURA E PASSIONE QUELL’INCERTA E INSICURA FASE DELLA VITA CHE È L’ADOLESCENZA. MA ANCHE UNA RADIOGRAFIA DELICATA DI UNA AMICIZIA MASCHILE E DEL SUO SCONTRARSI CON LA PERDITA DELL’INNOCENZA E CON LO SGUARDO DI UNA SOCIETÀ CHE GIUDICA, CLASSIFICA E CATALOGA TUTTO.

«Il film dice molte cose ma con poche parole, il discorso avviene attraverso i gesti, gli sguardi e i silenzi. Trovo che scrivere un dialogo sia un esercizio molto complicato. Si cerca di trasmettere ciò che il personaggio vuole dire, ma anche ciò che il pubblico deve capire. Da adolescente ero abbastanza bravo a fare il mimo. Ho copiato i movimenti e il comportamento degli altri. Mi ha ispirato molto la danza, il lavoro dei coreografi e dei ballerini, che riescono a esprimere i sentimenti con i loro corpi e i loro movimenti. Molto presto mi sono detto che questo era il linguaggio con cui volevo entrare nel cinema, il linguaggio del corpo. Prima di diventare regista, volevo essere un ballerino. Sento che sto cercando di realizzare parte di quel sogno di danza attraverso il mio linguaggio cinematografico. Per esprimere ciò che voglio senza parole.» (Lukas Dhont)

«Dopo Girl, Lukas Dhont realizza un’opera più tradizionale incentrata sull’amicizia e su come questa possa trasformarsi. Solo in apparenza un film più piccolo rispetto a quello d’esordio, Close sa essere caldo e brutale nella sua sincerità, offrendo scene e inquadrature che dimostrano il grande controllo che Dhont possiede come regista sui suoi lavori e da cui riesce a far emergere sfumature ed emozioni proprie di una sensibilità rara. (…) Ci sono calore e tenerezza in Close, che la splendida fotografia di Frank van den Eeden sottolinea ripetutamente attraverso l’esaltazione di determinati colori, luci e di quei primi piani struggenti. Con questo stesso calore, però, sono raccontati anche i momenti più intensi e drammatici, che colpiscono proprio per via della loro semplicità e che tutti potremmo aver vissuto crescendo. Come avvenuto per Girl, inoltre, anche in questo caso il regista trova gli interpreti ideali e si conferma un abile direttore d’attori, capace di tirar fuori da loro la più pura sincerità e tutte le emozioni presenti nell’animo dei loro personaggi.»