| Trama: |
- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MIBAC, IN COLLABORAZIONE CON CINETECA DI BOLOGNA.
- GRAN PREMIO DELLA GIURIA MARC'AURELIO D'ARGENTO, MARC'AURELIO D'ORO DEL PUBBLICO COME MIGLIOR FILM-BNL E PREMIO "LA MEGLIO GIOVENTÙ" ALLA IV EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2009).
Inverno, 1943. Martina, unica figlia di una povera famiglia di contadini, ha 8 anni e vive alle pendici di Monte Sole. Anni prima ha perso un fratellino di pochi giorni e da allora ha smesso di parlare. La mamma rimane nuovamente incinta e Martina vive nell'attesa del bambino che nascerà, mentre la guerra man mano si avvicina e la vita diventa sempre più difficile, stretti fra le brigate partigiane del comandante Lupo e l'avanzare dei nazisti. Nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1944 il bambino viene finalmente alla luce. Quasi contemporaneamente le SS scatenano nella zona un rastrellamento senza precedenti, che passerà alla storia come la strage di Marzabotto.
"Come ci tiene a sottolineare l'autore, il film non è però su quella che è passata alla storia come la «strage di Marzabotto» (definita così dal nome del centro più importante della zona, costò la vita a 770 persone), ma sulla gente, contadini, donne, bambini, che subì quegli avvenimenti. (...) Anche 'L'uomo che verrà' è interpretato da (pochi) attori professionisti (Maya Sansa e Alba Rohrwacher) e (tanti) attori dilettanti ed è parlato in dialetto bolognese (ha quindi i sottotitoli), ma questo non ha impedito al critico del 'Corriere Della Sera', Paolo Mereghetti, quasi mai incline all'uso dell'iperbole, di definire L'uomo che verrà «un capolavoro»." (Andrea Frambrosi, 'L'Eco di Bergamo', 22 gennaio 2010)
"Film così aiutano ad allontanarsi dall'estetica di plastica delle fiction per tornare a misurarsi con la vera forza delle immagini e con la grande scommessa del cinema. Che è quella di emozionare e insieme far riflettere. Ritmato dal passare delle stagioni, il film racconta dieci mesi, dal dicembre '43 ai primi di ottobre del '44, di una famiglia di contadini nei pressi di Marzabotto (...). Recuperando una moralità troppe volte dimenticata, evitando qualsiasi gratuita spettacolarizzazione, Diritti non ci racconta uno dei tanti eccidi dell' ultimo conflitto ma il destino di vittime che la guerra fa cadere sulle persone: evita le trappole della revisione storiografica, dimostra un pudore coraggioso di fronte alla messa in scena della morte e riesce a fare un film che è soprattutto un inno alla vita, aiutato in questo da un cast perfetto dove professionisti (Maya Sansa e Alba Rohrwacher, ottime; Claudio Casadio, sorprendente) e non (la piccola Greta Zuccheri Montanari nel ruolo di Martina; le comparse del luogo) sanno trasmettere un' immagine indimenticabile di verità e di dolore." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 22 ottobre 2009)
"Ogni tanto un regista allergico alle convenzioni soffia via la polvere del tempo da pagine che credevamo di sapere a memoria. Quanti film abbiamo visto sul nazismo e i suoi orrori? Quante stragi, quanti rastrellamenti, quanti tedeschi in divisa che sbraitano ordini incomprensibili? 'L'uomo che verrà', di Giorgio Diritti, è il contrario di tutto questo. Non la ricostruzione a posteriori di una pagina di Storia, con tutti i rischi di manipolazioni e di kitsch pseudostorico che la cosa comporta, ma il prodursi di un evento che sembra accadere sotto i nostri occhi per la prima volta. È ciò che il cinema cerca di fare quasi sempre non riuscendoci quasi mai. Non c'è trucco. Basta spogliarsi di tutto ciò che sappiamo - oggi - su quell'evento. Per viverlo con gli occhi di chi lo visse allora, accogliendolo come un fatto enorme e incomprensibile perché del tutto estraneo al proprio sapere e alla propria scala di valori. Facile a dirsi, un po' meno a farsi. Giorgio Diritti, già regista di un altro film di grande rigore, 'Il vento fa il suo giro', ci riesce costringendoci a sposare dall'inizio alla fine lo sguardo dei contadini di Monte Sole e delle loro famiglie. In mani meno abili tutto questo può diventare retorico. In quelle di Diritti e dei suoi eccellenti interpreti, scelti mescolando non professionisti ad attori veri come Alba Rohrwacher, Maya Sansa o Claudio Casadio, straordinario interprete di teatro per ragazzi qui al suo primo film, diventa un esercizio di straniamento poetico che ripaga lo spettatore con un'emozione e una comprensione delle cose fuori dal comune." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 ottobre 2009) |