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OSCAR 2010 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.
L'agente federale Benjamín Espósito ha da tanti anni un sogno in un cassetto: scrivere un romanzo. Non vuole inventarsi una storia, ma desidera raccontare un episodio che ha vissuto in prima persona e che in 25 anni non è riuscito a dimenticare. Nel giugno del 1974, in Argentina, appena prima di lasciare la propria patria per dieci anni e andare volontariamente in esilio, Benjamín era stato chiamato per investigare su un omicidio di una crudeltà inimmaginabile. La vittima era una donna, rapita dalla sua casa nei dintorni di Buenos Aires e uccisa senza pietà. Suo marito, Ricardo Morales, ne era rimasto sconvolto, così come tutti quelli che si erano avvicinati alla loro disgrazia. Scrivere questa storia, raccontarla, è diventato per Benjamín un vero e proprio bisogno: soltanto in questo modo potrà finalmente fare i conti con il passato e con la donna di cui era innamorato, che in tutti questi anni non è riuscito a dimenticare. I ricordi, però, a volte giocano brutti scherzi e percorrono tortuosi cammini diretti a verità sepolte.
"Un delitto efferato, un amore impossibile, la memoria che indaga: è Il segreto dei suoi occhi dell'argentino Juan José Campanella, Oscar 2010 per il miglior film straniero. Tratto dal romanzo di Eduardo Sacheri, un mélo a tinte noir, che segue tra '74 e '99 un omicidio irrisolto, soprattutto per Benjamin Esposito (Ricardo Darin), pensionato dal tribunale ma crumiro di cuore (lrene, la bella Soledad Villamil). Regista dei serial 'Law & Order' e 'Dr. House', Campanella inquadra l'amore al tempo della (futura) dittatura, ma il fuoco è tutto per Benjamin e Irene, il resto onestamente lo dichiara in apertura è effetto flou: piacevole come una buona, se non ottima, fiction tv può essere. Di cinema, rimane un virtuosistico piano sequenza allo stadio e una considerazione: gridammo allo scandalo per l'esclusione di 'Gomorra', ma preferire Campanella ad Haneke e Audiard è un altro segreto dei suoi occhi. Quelli dell'Academy." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 3 giugno 2010)
"Si fa fatica a spiegare la ragione per cui un film elegante e complesso come 'Il nastro bianco' di Haneke (o drammatico e cupo come 'Il profeta' di Audiard) sia stato sconfitto, al traguardo del premio più ambito del mondo, da un giallo non certo innovativo o sorprendente come 'Il segreto dei suoi occhi', che recupera in toni più dimessi e quotidiani il mito degli investigatori solitari resi celebri da Hammet e Chandler. A meno che non si consideri l'impianto saldamente classico della produzione, la struttura piacevolmente tradizionale della sceneggiatura, la scelta coerentemente realistica della regia: nessuna tentazione autoriale (come in Haneke), nessuna ambizione modernista (come in Audiard), ma un sano, levigato film all'antica. Come se ne facevano una volta. (...) La sceneggiatura del regista e del romanziere Eduardo Sacheri (il cui omonimo libro, all'origine del film, è in uscita anche in italiano presso Bur Extra) affida ai giorni nostri la doppia soluzione del film, quella gialla e quella sentimentale, ma dedica la maggior parte del suo percorso a scavare dentro al contrasto tra giustizia pubblica e vendetta privata, tra responsabilità del singolo e doveri dello Stato. È un viaggio soffuso di malinconia, dove spesso gli sguardi fanno intuire quello che le parole non riescono a dire (ecco il senso del titolo, riferito agli occhi della bella e fin troppo controllata Irene), e dove affiora quell'ambiguo sentimento di solitudine e disperazione, passionalità e coscienza della sconfitta che spesso attraversa l'anima argentina. (E che può spiegare il favore con cui quest'opera è stata accolta dai giurati dell'Academy). Non tutto il film è costruito con lo stesso equilibrio narrativo, a volte la sceneggiatura non sembra capace di evitare scene dal facile impatto emotivo (...) ma altrove sa trovare momenti più intimi e convincenti, quando affronta il senso dell'amicizia (...) o ci ricorda l'importanza che i sentimenti possono avere nella vita." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 2 giugno 2010) |