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"IL PROFETA"

un profeta

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Regia: Jacques Audiard
Cast:

Alaa Oumouzoune, Niels Arestrup, Gilles Cohen, Adel Bencherif, Tahar Rahim, Salem Kali, Niels Arestrup, Reda Kateb, Sonia Hell, Jean-Philippe Ricci

Trailer:
Durata 150m. ca
Sito: -
Genere: Drammatico
Produz.: Francia
Ratings:

film per tutti

Trama:

- GRAND PRIX AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009).
- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2010 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.
- CANDIDATO ALL'OSCAR 2010 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

Il 19enne Malik El Djebena viene condannato a sei anni di prigione. Giovane e fragile, ma estremamente intelligente nonostante sia analfabeta, Malik inizia a svolgere 'missioni' per un gruppo di detenuti corsi che ha imposto la propria legge all'interno dell'istituto penale. Con il passare del tempo, il ragazzo si guadagna la loro completa fiducia riuscendo ben presto a sfruttare la situazione a proprio vantaggio.

Critica "Sintesi di realismo e apologo brechtiano (l'Opera da tre soldi) il film di Audiard è il migliore visto finora." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica' 18 maggio 2009)

"'Un profeta' è potentissimo ed è interpretato da due attori, Tahar Rahim e Miels Arestrup, straordinari. E' forse troppo 'macho' per la giuria di Cannes, ma è un buon film che non ha bisogno di Palme: il pubblico, voi compresi, lo adorerà." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 17 maggio 2009)

"Inizia così una specie di iniziazione alla malavita che Audiard racconta con una macchina da presa molto mobile, che incombe su Malik un pò come sembra incombergli addosso un destino che lo vorrebbe ridurre a ingranaggio di un gioco più grande di lui e che lui cerca di orientare a proprio favore. Man mano che il film procede prendono forma altre dinamiche importanti della vita in carcere, dalla possibilità di svolgere anche lì attività illegali all' intreccio tra orgoglio razziale, appartenenza ideologica e lotta per la supremazia. Ma su tutto al regista interessa raccontare l' evoluzione molto darwiniana del suo protagonista, che giorno dopo giorno imparerà a stare sempre meglio a galla. Senza vere radici né di clan né di razza, nonostante le sue evidenti origini arabe, il protagonista cerca di barcamenarsi tra tutti, subendone gli scoppi di violenza e ogni volta facendo un passo avanti nella comprensione dei rapporti di potere e delle molle che li guidano. Pronto a fare il «figlio» per un padre/boss che forse ne sottovaluta l' intelligenza e capace di trasformarsi lui stesso in «padrone» quando il risultato può fargli comodo. Oltre che a elaborare nel proprio inconscio gli incubi e i sensi di colpa così da poterci tranquillamente convivere, come mostrano alcune scene «fantastiche». E alla fine, anche grazie a un gruppo di attori straordinari dove svettano Niels Arestrup (è Luciani) e il meno conosciuto ma non meno efficace di Tahar Rahim (Malik), Audiard ci racconta non solo la nascita di un nuovo Mackie Messer (come sottolinea esplicitamente la musica finale) ma soprattutto l' universo senza speranza che si annida dentro il mondo delle carceri, dove si impara solo a essere più violenti e più avidi di quanto non si fosse prima di entrare." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 17 maggio 2009)

   
Orario degli spettacoli
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