| Trama: |
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'
Un giovane produttore cinematografico, Grégoire Canvel, ha tutto quello che un uomo può desiderare: una moglie che ama, tre splendide figlie e un lavoro stimolante in cui mettere tutta la propria energia. La sua compagnia, l'indipendente Moon Films, gode di un grande prestigio, ma i troppi debiti e i troppi rischi la stanno spingendo verso la bancarotta. All'improvviso, un evento sconvolgente lascia una ferita profonda nella vita della famiglia, che troverà comunque la forza di andare avanti e affrontare unita il proprio destino.
"'Le Père de mes enfants', continua la ricerca dichiarata nel primo, un cinema di scrittura che si appunta sulla vita dei personaggi, con spunti cinefili (la malattia del critico), qui ancora più dichiarati visto che il cinema è il centro del film, nella figura di un produttore indipendente ammirato per il coraggio e la caparbia (Louis Do de Lencquesaing) che lo sostengono in un'impresa divenuta sempre più difficile: fare i film che si amano. Gregoire Canvel, questo il suo nome, ha una moglie splendida - Chiara Caselli, molto intensa in un ruolo per lei inusuale di madre - e tre figli adorati. Lavoro frenetico, fine settimana in campagna, la società di produzione che tutti ammirano. Finché la realtà, che è meno lineare di questa superificie, esplode, i debiti lo soffocano, Gregoire decide di sparire dal mondo ..." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 20 maggio 2009)
"Solo a Parigi. Una giovane regista al secondo film rievoca (senza mai nominarlo) la figura elegante, malinconica e sempre sorprendente di colui che avrebbe dovuto produrre il suo debutto, morto suicida nel 2005. Nel film si chiama Grégoire, nella realtà si chiamava Humbert Balsan e nel cinema non solo francese era un mito. (...) Mia Hansen-Løve, pure lei ex attrice e critica, non pretende di dare risposte ma rievoca il personaggio e la sua energia, in ufficio come a casa, in viaggio con la famiglia (struggente parentesi a Ravenna) così come sul set dei suoi film, con tanta esattezza e insieme pudore da fare del 'Padre dei miei figli' uno dei film più intensi e spiazzanti della stagione. Anche perché Grégoire si spara a metà film e tutto il resto è dedicato al tentativo di sua moglie (Chiara Caselli, sempre bravissima, altra attrice che stiamo perdendo) e delle figlie di capire, reagire, sopravvivere. Muovendosi su più fronti naturalmente, perché c'è un'azienda da salvare, un'eredità anche artistica di cui farsi carico, una seconda famiglia (i suoi collaboratori) con cui fare i conti. E anche qualche vero e proprio segreto, insieme doloroso e prezioso. Il tutto condotto controtempo, giocando il distacco e l'allusione contro il pathos e le scene madri, fino a spremere più emozione e inteligenza di tanti mélo. Un gran bel film, che visto da qui suscita anche nostalgia per abitudini, valori, intensità, che nel nostro post-paese sembrano un sogno." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 giugno 2010)
"Il cinema ci ha regalato diversi ritratti di produttori cinematografici, spesso raffigurati come dei personaggi eccessivi e sprezzanti dell'arte, anche quando eclettici e illuminati. Basti pensare, tra i tanti, al produttore americano di 'Lo stato delle cose' di Wim Wenders, oppure a quello godardiano di 'Il disprezzo'. Il ritratto che ci regala questa giovane regista, al suo secondo film, è invece diverso, perché compassionevole, dolce e intimo. Il film è dedicato alla figura del produttore francese Humbert Balsan (e alla sua casa di produzione Ognon Pictures), che qualche anno fa si tolse la vita nel mezzo di una crisi finanziaria, acuita dalle richieste impossibili del regista ungherese Bela Tarr che stava girando un film per la Ognon. Balsan è stato una figura importante per il cinema europeo, avendo sostenuto e prodotto registi del calibro di Youssef Chahine. Mia Hansen-Løve lo incontrò poco prima della sua morte e questo è il suo omaggio, sentito e affascinante." (Dario Zonta, 'L'Unità', 11 giugno 2010) |