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SmoKings

SmoKings parte da una provocazione: poiché i controlli degli ingredienti che compongono le sigarette si concentrano sui livelli di catrame e nicotina, qualunque altro elemento passa inosservato. Anche il documentario di Michele Fornasero è una provocazione, nel momento in cui sceglie di raccontare la storia dei fratelli Messina, Gianpaolo e Carlo, titolari della Yesmoke, una delle pochissime aziende italiane a produrre in proprio e distribuire sigarette sul mercato nazionale e internazionale. In passato i Messina, tramite il sito Yesmoke.com, sono stati anche commercianti di sigarette di altre marche, recuperate dai “mercati paralleli” e vendute esentasse, a prezzi fortemente concorrenziali, in tutto il mondo. Inutile dire che il Monopolio di Stato italiano, per non parlare delle multinazionali del tabacco (i cui presidenti sono chiamati dai Messina “i sette bastardi”), non hanno apprezzato lo spirito imprenditoriale del duo piemontese cui hanno dichiarato guerra a botte di denunce, sigilli, sequestri, blitz e arresti, con accuse di contrabbando ed evasione fiscale. In questa guerra senza esclusione di colpi i fratelli perdono parecchie battaglie ma si tolgono anche alcune soddisfazioni, come ottenere l’abolizione del prezzo minimo delle sigarette o la cancellazione, da parte di una marca concorrente prodotta all’estero, dell’autodefinizione di prodotto italiano.
SmoKings non commette il facile errore di fare dei protagonisti una coppia di eroi, né di demonizzarli come delinquenti spesso impuniti. Piuttosto disegna, sequenza dopo sequenza e attingendo al reale senza troppi filtri (se non quelli estetici che denotano cura, precisione e padronanza della cinepresa), le personalità bizzarre e inquietanti dei due e la componente surreale della loro situazione, che fa da cartina di tornasole di un sistema economico e giuridico improntato alla creazione di zone grigie all’interno di un regime blindato che favorisce le megacorporation e i governi e danneggia i piccoli produttori e i consumatori.
Alla maniera dei Julian Assange e degli Sean Parker, i Messina vengono raccontati come (re)agenti della nostra epoca, da un lato filibustieri senza scrupoli pronti a buttarsi a pesce dentro i numerosi vuoti legislativi, dall’altro Don Chisciotte contro i mulini a vento della globalizzazione a favore di pochi e dei monopoli che fanno cartello inventandosi balzelli fiscali e concordando aumenti allineati. Il fatto che i due fratelli realizzino e vendano sigarette, prodotto “eticamente discutibile”, aggiunge un ulteriore spin ad una storia che entra ed esce dai controsensi ed è imbevuta di cinismo e ipocrisia.
Gianpaolo e Carlo sono personaggi eminentemente cinematografici nelle loro contraddizioni, nel loro legame reciproco e in quello con una madre shakespeariana e un padre amletico, anche in quanto assente (morto quando i fratelli erano adolescenti, in diretta conseguenza del fumo). Il documentario li segue nella loro crociata come nella loro quotidianità, fatta di corse di resistenza (Gianpaolo ha un passato da maratoneta) e cene da quella mamma che sempre li accoglie e mai li approva, preferendo loro un programma televisivo. A poco a poco si delineano le personalità di Gianpaolo, con il viso da eterno bambino spaventato e la ferocia del guerrigliero contemporaneo, e di Carlo, dotato di pragmatismo e di visione lungimirante, ma tormentato da tic facciali e lampi di collera. Su entrambi domina un’aura di malinconia che fa di loro delle figure tragiche anche quando accumulano profitti o vincono battaglie legali.
SmoKings rende impossibile schierarsi pro o contro i Messina e la loro guerra “il cui fine è il danneggiamento finanziario delle multinazionali del tabacco” (ma anche un guadagno ai danni della salute pubblica), e crea il ritratto indelebile di un certo carattere italiano, fatto di astuzia e ingegno, di disobbedienza alle regole e sete di giustizia, di ansia di riscatto e strafottenza, di ironia e gusto (anche autolesionista) per lo sberleffo.
Con regia pulita e senza fronzoli, piemontese nel rigore e internazionale nel taglio narrativo (che comprende anche testimonianze dalla Svizzera, coproduttrice del film, e dagli Stati Uniti, nonché un’intervista spiazzante a Romano Prodi), con montaggio severo e un accompagnamento musicale di gran classe (firmato da Giorgio Giampà) SmoKings, che ha vinto il premio Cinemaitaliano.info-CG Home Video al Festival dei Popoli, smonta e rimonta i nostri preconcetti in tema di liceità e morale, ribalta i piani narrativi e i punti di vista, puntando i riflettori su tutti i componenti della filiera della produzione e distribuzione delle sigarette ma anche sul sistema politico e fiscale, su poste e dogane, e sul carattere degli uomini che, secondo Lao Tzu, diventa il loro destino.